Dal Museo degli Usi e Costumi della Gente di Romagna
di Santarcangelo di Romagna: La Caveja dagli Anell
Se c'è un simbolo della Romagna questo è, senza ombra di dubbio, la caveja.
Le origini della caveja sono molto antiche trattandosi di uno strumento legato all'attività agricola e, in particolare, all'utilizzo del carro trainato da buoi. Il fatto che la caveja sia sopravvissuta fino ai nostri tempi, assumendo via via forme varie ed elaborate, testimonia quanto essa sia parte della cultura, della vita e del modo di pensare dei contadini della nostra terra, i quali, in epoche in cui la tradizione magico-religiosa aveva una forte valenza, vollero attribuirle anche profondi significati e poteri propiziatori.
La funzione d'uso della caveja era quella di bloccare il giogo (portato da due buoi) al timone di aratri, carri, erpici, evitando al timone stesso di slittare in avanti nel caso di un brusco rallentamento.
Alla caveja venivano riconosciuti anche significati e poteri magici e propiziatori. Fra gli altri:
- Riconoscere il sesso del nascituro. La reggitrice si faceva il segno della croce e con la caveja in mano compiva tre giri attorno alla partoriente. Al termine poneva la caveja su di un piedistallo, accendeva una candela ed osservava l'ondulare degli anelli: se si fermavano per primi gli anelli di sinistra si trattava di un maschio, in caso contrario si trattava di una femmina.
- Placare i temporali. In estate, al tempo delle messi, i contadini, all'arrivo di un temporale, per scongiurare il pericolo di danni, innalzavano la caveja e accompagnavano il tintinnio degli anelli col canto "Novli, novli, andè lunten!" (Nubi, nubi, andate lontane!).
- Proteggere gli sposi. Dopo la cerimonia religiosa, al giungere dello sposo nell'aia davanti alla sua nuova casa, parenti ed amici si mettevano a gridare, a sparare in aria e a suonare le caveje. Tutto questo per purificare la casa dei novelli sposi.
- Contro le fatture delle streghe. Si poneva un anello, staccato dalla caveja, sul capo del colpito dalla fattura, facendo il segno della croce e pronunciando, per tre volte consecutive, una formula rituale per indurre il maleficio ad entrare nel cerchio dell'anello. A quel punto si gettava l'anello nel fuoco per liberarlo dalla forza negativa.
- Cattura delle api. Lo scampanellio di una caveja era un ottimo espediente per attirare uno sciame di api in fuga dall'arnia e favorirne la cattura da parte degli apicoltori.
I simboli più comuni presenti nell'iconografia delle caveje sono:
- Il Sole: richiamo all'astro al quale tutti i popoli hanno attribuito la nascita e lo sviluppo della vita sulla Terra.
- La Mezzaluna: antitesi del Sole.
- Il Gallo: la sua simbologia è ricca e complessa. Basti pensare alla superstizione medievale sul basilisco, animale nato dall'uovo di un gallo di un anno capace di incenerire col suo sguardo i membri della famiglia.
- L' Aquila bicipite: è l'insegna delle legioni di Roma imperiale successivamente ripresa da Napoleone.
- La Croce ed altri simboli cristiani: simboleggiano la coltivazione di terre di proprietà della Chiesa.
- La Colomba: simbolo cristiano significante la mansuetudine.
Le caveje presentano, soprattutto nella parte apicale (la pagella), elementi iconografici che contengono:
- geometrie;
- fiori e animali;
- uomini e figure antropomorfe;
- simboli magico-religioso
Per finire due parole sul procedimento di realizzazione di una caveja.
La caveja veniva forgiata dal fabbro battendo il ferro a caldo. Per ottenere una caveja dagli anelli musicali era necessario un acciaio che si saldasse facilmente, che non si fondesse, non si screpolasse sotto i colpi del martello e che, infine, sopportasse temperature molto alte conservando, nello stesso tempo, la sua durezza.
La saldatura fra le due parti della caveja (stelo e pagella) richiedeva grande maestria da parte del fabbro: lo stelo veniva riscaldato a forte temperatura mentre la pagella veniva riscaldata ad una temperatura più bassa; i due pezzi venivano poi uniti, accostando le relative parti incandescenti, e battuti ripetutamente fino a completa saldatura.
Le caveje esposte provengono dal Museo degli Usi e Costumi della Gente di Romagna di Santarcangelo di Romagna (RN) e rappresentano una significativa selezione di un patrimonio, probabilmente unico, di 130 caveje che coprono un periodo che va dal XVI secolo al 1950.
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